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Comune: Canove
Frazione: Cesuna
Località: Costa del Vento
Posizione
Tav. IGM: 37 IV SO Asiago,
Long. 0° 59' 12'', Lat. 45° 50' 51''
Quota: 990
Dati metrici
Dislivello totale: -530 Via del fondo '90,
Pozzi: 32; 50; 6; 7; 11; 3; 6; 3; 40; 19; 15; 22; 4; 5; 7; 20; 28; 60;
Sviluppo spaziale: 1480
Rilievo
Per la prima parte eseguito dai soci del Gruppo Grotte "G. Trevisol" CAI di Vicenza 1936. Per la parte fino a -146 metri eseguito da L. Busellato, F. Rossetti, G. Malagnini nel 1972. Il corridoio oltre la forra del primo salone è stata rilevata da soci del Club Speleologico Proteo di Vicenza. L'immenso sviluppo di pozzi e gallerie che hanno origine dal Salone della Conoide sono stati rilevati da soci del Gruppo Speleologi di Malo nel 1989 e 1990.
Itinerario
Dall'abitato di Cesuna si segue la strada che porta a Canove fino a superare il bivio per Costa del Vento; si procede ancora per qualche centinaio di metri fino ad uno slargo, a sinistra, dove normalmente esiste un deposito di legname. Di qui, dopo aver percorso a piedi un centinaio di metri nel bosco di abeti in direzione NW, si incontra un'ampia depressione a ridosso di un poggio. Sul fondo della depressione si apre l'ingresso del primo pozzo dell'abisso.
Note tecniche
Per gli spezzoni di corda vedere la profondità dei pozzi. Fare attenzione che nel primo pozzo vengono sovente gettate le carogne di animali ammalati, e quindi c'è pericolo di contagio. Nel primo pozzo e nel pozzo da 50 c'è pericolo di caduta di pietre.
Descrizione
L'ingresso dell'abisso si presenta come una grandiosa dolina, a pareti molto ripide, sul fondo della quale parte un pozzo a forra profondo una ventina di metri. Raggiunto uno scivolo detritico a forte pendenza, si scende per qualche metro e subito inizia un altro pozzo profondo una decina di metri. Di qui scende, fra pareti altissime lungo una scarpata detritica, fino ad una grande sala interessata da grandi fenomeni di crollo. Oltre una conoide detritica si apre un'ampia forra con le pareti nettamente stratificate di bell'effetto cromatico. Il letto della forra è formato da uno spesso strato di ciottoli arrotondati tra i quali scorre un rivolo d'acqua proveniente da uno strettissimo corridoio che si imbocca a qualche metro di altezza. Il corridoio, raggiungibile con facilità, ha un discreto sviluppo; tuttavia è percorribile con una certa difficoltà. Sul lato sinistro del salone, al di qua della conoide detritica, si nota una nicchia dal fondo della quale parte una stretta galleria, che dopo qualche metro, porta una saletta di discrete dimensioni. Le pareti e il pavimento di questa sala sono formate da una specie di conglomerato che lascia supporre un grandioso fenomeno di riempimento.
Sul fondo della sala si apre un pozzo che sprofonda per 50 metri. Le pareti del pozzo sono formate dalla breccia cementata osservata nella sala all'imbocco. Raggiunto il fondo si penetra in una forra discendente, percorsa da un discreto ruscello che, dopo pochi metri sbocca in un ampio salone dalle pareti altissime detto "Sala della Conoide". Sul lato sinistro, per chi scende, si nota un'alta parete detritica che si può risalire con difficoltà. Raggiunta la sommità si può visitare un'ampia espansione della sala sormontata da un altissimo camino battuto da una cascatella. Attraverso un pozzo in frana scavato dagli speleologi del CAI di Malo si può accedere un enorme complesso ancora in fase di esplorazione. Ritornati alla base della parete detritica e seguendo il corso d'acqua si cala rapidamente, fra grossi massi e pareti concrezionate, fino all'imbocco di uno stretto corridoio sifonante.
Note folcloristiche
Chi, in autunno, percorre la strada che da Cesuna porta a Canove di Roana, superato il Cimitero Militare Inglese e la strada che porta alla Costa del Vento, si immerge quasi nel verde delle fitte abetaie rotto qua e là dalla pennellata di colore dei larici che sembrano rivestirsi del caldo sole dell'estate prima del tuffo nel biancore invernale. Inoltrandosi nel bosco egli può notare che dai larici scendono, quali drappeggi, dei lunghi veli di licheni argentei, che ondeggiano flessuosi alla brezza alpina. Il manto erboso, formato principalmente da muschi cresciuti su di uno spesso letti di aghi di pino, sembra creare un soffice tappeto che assorbe quasi ogni rumore di passi.
È proprio nel folto di questo bosco che si apre il grandioso ingresso del Giacominerloch la cui nera bocca, spesso velata da eteree nebbioline fluttuanti, ha alimentato la fantasia popolare che ha creato una ricca serie di leggende. Narra un'antica leggenda che «nelle notti di plenilunio, in questo ambiente di fiaba, esce dalla spelonca una fitta schiera di folletti i quali tessono una danza a mezz'aria intorno all'abisso e con il loro canto armonioso attirano le belle fanciulle che osassero avventurarsi nei boschi, e le trascinano prigioniere nei bui recessi della terra». Leonardo Busellato
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